Pressing su leggi e grandi costi: mercato macchine agricole alimenta usato

Pressing sulle normative stringenti per le aziende, costi che pesano sui bilanci: un adeguamento che scoraggia l’acquisto di mercato di macchine agricole nuove e incoraggia l’usato.

I conti che non piacciono: + norme ferree + costi – acquisti nuovi

L’acquisto di nuovi macchinari agricoli è in generale, in questi ultimi periodi, scoraggiato in gran parte da due fattori emergenti:

  • un graduale incremento dei costi (sia di gestione, sia di spesa per le nuove macchine)
  • e questo aumento si spiega in buona parte con i vincoli normativi sempre più serrati: leggi comunitarie di adeguamento, che ricadono ovviamente sulle piccole e medie imprese agricole

 

Il risultato di questa situazione di mercato è un accrescimento del commercio di macchine agricole usate: una posizione che non aiuta né a rendere competitivo né a far ripartire in generale l’economia agricola.

Ed è un quadro che si ripete (e pesa) anche in Italia: a tal proposito il campanello d’allarme è stato segnalato dall’associazione dei costruttori di FederUnacoma. Nel dettaglio, alcuni rappresentanti dell’associazione sono intervenuti durante una conferenza stampa del Parlamento Europeo: tra cui il presidente FederUnacoma Alessandro Malavolti e l’amministratore delegato Massimo Goldoni.

Più le leggi si aggiornano, più il mercato “è alle strette”

Quando un cliente si rivolge al mercato per comprare tanto una macchina agricola quanto un attrezzo di equipaggiamento, deve fare i conti con i prezzi poco modici. Questi prezzi hanno un peso man mano sempre più scomodo: le norme comunitarie che arrivano dalle direttive dell’UE determinano i profili e le proprietà delle macchine, le aggiornano ma al contempo ne aumentano il prezzo finale.

Per trarre un esempio concreto, diverse testate giornalistiche riportano il caso della “Mother Regulation”: dal 1° gennaio 2018 determina, sì, i parametri per omologare le macchine agricole, ma ha costretto e lasciato fuori mercato tutti i veicoli agricoli precedentemente prodotti. Alla Mother Regulation si aggiungono altre leggi stringenti, ad esempio quella sulle emissioni e sull’inquinamento acustico (rumore). Un quadretto che riporta già alcuni giudizi negativi: un bilancio del +40% sui prezzi fino al 2021.

In questo calderone di problematiche anche l’Italia non poggia su sogni tranquilli. Poiché nell’insieme di imprese agricole la maggior parte sono realtà di piccole dimensioni, hanno anche una possibilità di investimento minore, e quindi si rispecchia di nuovo il peso dei costi di gestione sui veicoli agricoli.

Occhio al portafoglio: il mercato dell’usato impenna

Le normative sono un rallentamento per le imprese, non si promuove adeguatamente il ricambio del parco mezzi, la parte di sostenibilità ambientale perde punti a favore. Il comparto che ci guadagna è il mercato dell’usato, il quale negli ultimi anni ha registrato un aumento sostanziale del +20% . Lo conferma le parole di Malavolti:

[…] solo anno 2016 abbiamo avuto, in Italia, una vendita di quasi 30.000 trattrici usate, con un’età media di 20 anni, contro le appena 18.300 nuove immatricolazioni. Questo contraddice il concetto di innovazione e dimostra quanto sia importante, per un settore come il nostro, adottare normative specifiche che si rivelino sostenibili, tanto per le industrie quanto per le imprese agricole.

Il tema è stato ripreso anche nel corso di una conferenza di FederUnacoma nell’edizione di Fieragricola. Ciò che importa, come linea di fondo, è una riorganizzazione nuova dei Programmi di sviluppo rurale (Psr), sviluppati a seconda delle esigenze di ciascuno Stato comunitario.