Brexit e trasporto: quali conseguenze sono attese?

Mancano poche ore (23 giugno) al referendum Brexit sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’UE; nel lungo dibattito mediatico che si è svolto alle spalle di questa importante scelta, una parte ha approfondito il tema dei costi e delle possibili conseguenze nel mondo del trasporto.

Incertezze last minute e timori

Il 23 giugno i cittadini britannici saranno chiamati a esprimersi su un quesito che segnerà il futuro dello Stato e di tutta l’Europa: il Brexit è un referendum indetto per scegliere se la Gran Bretagna deve abbandonare o meno volontariamente l’Unione Europea.

È pur vero che l’esito del Brexit rimane ancora incerto: tra i tanti sondaggi condotti si sottolinea una effettiva parità fra contrari e favorevoli. Invece nel nostro caso i timori per il settore dei trasporti e della logistica crescono.

La logistica britannica è divisa in più posizioni

L’incertezza è ben in vista nel territorio inglese: anche su questo ramo sono state condotte numerose interviste a campione tra dirigenti di aziende e semplici cittadini. L’unica certezza è che non ci sono larghe fasce di consenso né in una direzione, né in quella opposta, soprattutto per la difficoltà di prevedere tutte le conseguenze possibili di una scelta tutt’altro che banale.

In particolar modo la risposta del settore britannico della logistica non è unanime: la maggior parte degli intervistati (38%) pensa che la Brexit avrebbe un impatto negativo sulla crescita della propria azienda, il 33% ritiene che l’uscita non avrebbe alcuna conseguenza, mentre solo un quinto degli interpellati è convinto che il settore potrebbe trarre beneficio.

I costi generali aumenteranno?

Se gli inglesi votassero a favore dell’uscita dall’UE e optassero per una completa indipendenza, secondo alcuni studi le conseguenze avrebbero una portata ampia, su diversi settori. Con la Brexit, infatti, la Gran Bretagna uscirebbe da circa 50 accordi europei di libero scambio con Paesi terzi e si ritroverebbe a doverli rinegoziare.

Da qui nascerebbe il problema di nuove barriere commerciali: nulla di più facile per portare a un aumento dei prezzi delle importazioni per i consumatori e le aziende produttrici dipendenti dall’import.

Il risultato è un accrescimento non solo dei prezzi delle esportazioni, ma anche delle merci prodotte internamente e destinate al mercato nazionale; chi è sfavorevole al Brexit rimarca come in primo luogo ci saranno delle ricadute pesanti sugli stessi britannici, come anche per il resto d’Europa.

Per il mondo logistico la preoccupazione è una possibile influenza su tutte le operazioni transfrontaliere in ogni ambito della vita quotidiana ed economica: con la reintroduzione dei dazi doganali i tempi di trasporto si allungherebbero e tutti i processi logistici subirebbero un rallentamento.

Madsen e la visione più moderata

D’altro canto ci sono opinioni che prospettano un futuro meno tragico, come ad esempio Maria Toft Madsen di TimoCom.

In confronto ad altre posizioni, Madsen ha un approccio più cauto su una possibile Brexit:

Naturalmente per il settore europeo dei trasporti e della logistica sarebbe preferibile se la Gran Bretagna restasse nell’UE. Tuttavia, a differenza di altri esperti, non credo che la Brexit sarebbe un dramma. In quel caso, dovremmo aspettarci un calo iniziale del volume di trasporti ‘da’ e ‘verso’ la Gran Bretagna sulla piattaforma TimoCom. Con il tempo la situazione dovrebbe stabilizzarsi, perché lo scambio delle merci con la Gran Bretagna continuerebbe. Per i nostri clienti UE la Gran Bretagna verrebbe considerata, come meta di viaggio, alla stessa stregua di un qualsiasi Paese non UE, ad esempio la Turchia o la Norvegia. D’altro canto la prevista svalutazione della sterlina potrebbe anche determinare un nuovo aumento delle esportazioni dall’isola. Al momento si possono ipotizzare vari scenari e siccome un evento come la Brexit non ha precedenti nella storia, in Europa serpeggia una certa insicurezza.